Gianluca Cimminiello, vittima innocente della camorra: “Manca ancora un passo per la giustizia”
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Gianluca Cimminiello, vittima innocente della camorra: “Manca ancora un passo per la giustizia”

Gianluca Cimminiello, vittima innocente della camorra: “Manca ancora un passo per la giustizia”

La storia di Gianluca Cimminiello, il tatuatore innocente ucciso da un clan mafioso

Gianluca Cimminiello, un uomo appassionato di arti marziali e di tatuaggi, venne assassinato il 2 febbraio 2010 fuori dal suo negozio di tatuaggi a Casavatore, inseguito da sicari del clan Amato-Pagano. La sua storia é tuttora aperta e paradossalmente, a 15 anni di distanza, i familiari non hanno ancora ricevuto il riconoscimento per l'omicidio del loro caro.

Gianluca aveva pubblicato una foto su con l'ex calcionista del , Ezequiel Lavezzi, suscitando l'ira di un altro tatuatore imparentato con il boss Cesare Pagano. Gli uomini del clan lo incolparono del negozio di Gianluca e lo pestarono, ma l'uomo, esperto di arti marziali, li mandò in fuga. Tre giorni più tardi, fu rinvenuto morto con due colpi di pistola in un agguato.

La sorella di Gianluca, Susy, racconta che la famiglia Cimminiello ha subito un forte pregiudizio da parte dello stato. “Siamo stati trattati malissimo e sono state molto aggressive con noi. Il pregiudizio era che noi fossimo di secondo piano”, afferma. “Ero convinto che la famiglia Ciminiello avesse subito un forte pregiudizio da parte dello stato una siamo stati trattati malissimo e siamo stati molto aggressivi con noi e quindi si pensava che questi deriverebbero tutti questi soldi”.

La madre di Gianluca, denunciò suo marito per violenza contro di lei e i figli dopo quarant'anni, ma il suo status di “criminale” fu utilizzato come motivo per non riconoscere il vitalizio come parente di vittima innocente. La famiglia Cimminiello aspetta giustizia da anni, ma sente che il pregiudizio è forte e rằng lo stato non vuole Coinvolgimento.

Recentemente, una sentenza giudiziaria ha dato ragione alla madre di Gianluca, affermando che la sua azione del 1985 di denuncia del marito era comprensibile e che lei è stata vittima di violenza. Ora, il Ministero dell'Interno deve pronunciarsi e mettere fine a questa storia.

La famiglia Cimminiello non vuole solo giustizia per il loro caro, ma anche per tutte le altre famiglie che si sono trovate in simili situazioni. “L'esperienza della singolarità deve diventare esperienza collettiva”, spiega Susy. “Spero che gli inquirenti e i giudici possano finalmente capire che non solo ogni vita è preziosa, ma anche ogni memoria è importante”.


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