la vera partita sul risiko bancario non sono gli sportelli, ma i risparmi degli italiani – …
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la vera partita sul risiko bancario non sono gli sportelli, ma i risparmi degli italiani – …

LA VERA PARTITA SUL RISIKO BANCARIO NON SONO GLI SPORTELLI, MA I RISPARMI DEGLI ITALIANI

Nel rischiato scenario della borsa, è facile perdere di vista la vera posta in gioco: il destino del risparmio gestito degli italiani. “Altro che golden power per evitare la scalata di Unicredit, è questa la vera posta in gioco”, commenta uno dei protagonisti coinvolti nelle trattative.

La partita inizia con l’offerta pubblica di Banco Bpm per Anima, società che gestisce duecento miliardi di euro e distribuisce fondi d’investimento attraverso le reti di Banco Bpm, Monte dei Paschi e Poste Italiane. Ma, nel caos generato da Unicredit con il suo interessamento per lo stesso Banco Bpm, il Financial Times ha rivelato una trattativa in corso tra Generali e Natixis per unire i fondi del gruppo assicurativo italiano con quelli della società transalpina.

Natixis, controllata dal Gruppo Bpce, è il terzo istituto bancario francese nato nel 2009 dalla fusione delle vecchie casse di risparmio e banche popolari. La joint venture fra Generali e Natixis creerebbe un colosso europeo gestito in maniera paritetica da italiani e francesi. Tuttavia, come sempre difficile a dirsi, Generali Investments controllerebbe il 42% del nuovo soggetto, di fronte al 16% di un altro fondo di investimento, Cathay.

L’ipotesi di fusione tra Unicredit e Banco Bpm coinvolge anche gli interessi della finanza francese. Crédit Agricole, il primo azionista di Bpm con il 10% delle azioni, ha una partnership con Amundi, il più grande fondo di gestione patrimoniale in Europa.

Amundi nasce nel 2010 dalla fusione tra le attività di gestione patrimoniale di Crédit Agricole e Société Générale. L’accordo con Unicredit permette a Amundi di distribuire i suoi prodotti nella rete di Unicredit, dalla quale ha già acquistato i fondi di Pioneer.

Grazie agli accordi con Unicredit, Amundi oggi gestisce in Italia un patrimonio superiore ai 220 miliardi. Tuttavia, nella prossima scadenza del 2025, Andrea Orcel, amministratore delegato di Unicredit, dovrà incontrare i vertici di Credit Agricole per rinnovare gli accordi in scadenza. Molti raccontano che la decisione di Orcel di accelerare l’offerta su Banco Bpm sia stata motivata dalla possibile decisione dell’Agricole di rafforzare il suo pacchetto di controllo sulla stessa Bpm.

La vicenda dell’accordo sul risparmio gestito da Amundi spiega il perché di tanta fretta: il potere contrattuale di Orcel verso i francesi dipenderà molto dall’esito dell’offerta su Bpm. Uno sconosciuto questo, che sostiene Bpm, ammette che “una delle ragioni che ci ha spinto al sostegno ad un terzo polo bancario fra Mps e Banco Bpm nasce da questa consapevolezza”. Resta da capire se l’interesse nazionale sia più tutelato da questa ipotesi o dalla fusione tra la stessa Bpm e Unicredit, seconda banca italiana, la quarta dell’area dell’euro.

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