“Mentre prendo appunti, cominciano a riempirmi di pezzetti di carta con su scritto il nume…
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“Mentre prendo appunti, cominciano a riempirmi di pezzetti di carta con su scritto il nume…


“Mentre prendo appunti, cominciano a riempirmi di pezzetti di carta con su scritto il numero di cellulare, fotocopia di carta d’identità, curriculum vitae o anche certificati di invalidità. Chiedo all’interprete di spiegare che non posso aiutarli, se non scrivendo della miseria in cui si trovano. Non serve a nulla, continuano ad arrivare persone, mi strattonano e mi implorano di prendere il bigliettino che mi porgono. Ho le mani piene, non riesco più a prendere appunti, c’è anche chi mi fornisce una busta di plastica per mettere dentro i tanti pezzetti di carta che alla fine decido di non rifiutare. Rientrati in albergo, ho vuotato sul letto la busta di plastica con tutti i documenti. Ognuno di questi potrebbe raccontare la disperazione di una vita e la speranza di una soluzione al male che li affligge e che purtroppo non sono in grado di fornire”

Il racconto di Pietro Del Re da Kabul, dove è entrato nel parco di Shar-e Naw, un tempo luogo per coppiette, dove ora sono accampati i dimenticati da tutti, anche dai talebani

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