“Napoli non è una città per i giovani, andiamo al nord”: Anna e Andrea chiudono la loro libreria
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“Napoli non è una città per i giovani, andiamo al nord”: Anna e Andrea chiudono la loro libreria

non è una città per i giovani, andiamo al nord”: Anna e Andrea chiudono la loro libreria

Anna e Andrea avevano investito denaro e tempo nella loro impresa, credendo nella loro città e nel suo potenziale. Però, a causa della chiusura, non hanno visto riconoscenza e sostegno dalle istituzioni, ma solo disinteresse e disaffezione. “La cultura non si mangia”, lamentano, “e la nostra chiusura è dimostrato che non c'è posto per la cultura in questa città”.

La loro storia inizia sei anni fa, quando decisero di aprire una libreria nel cuore di Napoli. Era un'impresa difficile, ma Anna e Andrea erano convinti che la cultura potesse unire le genti e favorire il dialogo tra i cittadini. “Ero la prima a dire che non volevo portare le mie competenze al nord. Volevo stare qui”, sostiene Anna. “Se io so fare qualcosa, la devo fare a Napoli”.

Nonostante i momenti duri del lockdown e i problemi legati alla gestione del locale, Anna e Andrea erano convinti di aver fatto la scelta giusta. Tuttavia, la realtà è differente. “La maggior parte delle persone che si sono presentate per visionare il locale sapendo della nostra chiusura, erano gente del sud-est asiatico, proprio come hanno definito la chiusura una ‘follia'”, rilevano.

La loro stizza è palpabile: “No, il nostro sogno è stato proprio questo di rimanere qui, radicate here e fare qualcosa di costruttivo per la nostra città. Noi credavamo nella nostra città, noi ci abbiamo creduto, abbiamo investito, ci siamo indebitati fino all'osso”. Ma ora, a causa della chiusura, il loro sogno si è infranto.

Anna e Andrea ripetono più volte che “tutto quello che c'è in questa libreria è pensato”. I titoli dei libri, le scritte sulle pareti, gli oggetti decorativi sono frutto della loro immaginazione e creatività. Ma, a causa della chiusura, queste opere d'arte andranno perdute. “La maggior parte delle persone che si sono presentate per visionare il locale sapendo della nostra chiusura, non hanno capito. Alcune sì, la maggior parte non hanno capito”, rilevano.

La loro storia non è solo un lamento sulla situazione di Napoli, ma anche un resoconto di sacrificio e dedizione. “Ci dispiace tutto questo”, dicono, “ma lo dovevamo fare, per forza. Stanno continuando a entrare persone, sì, ci fa capire che almeno qualcosa abbiamo lasciato a questa città”.

La loro speranza è che un giorno Napoli possa cambiare e diventare una città più accogliente e solidale, ma per ora, non è così. “Napoli non è una città per i giovani, purtroppo. Mi auguro che un domani lo sia”, conclude Anna.


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