La caduta del regime di Bashar al-Assad apre le porte del mattatoio di Sednaya, il carcere segreto dove l’esecuzione di quattromila oppositori è stata sistematicamente portata avanti dal regime degli Assad per oltre 40 anni. Tra i reperti trovati nella cella del carcere, ci sono almeno 40 cadaveri con segni di tortura, trovati dentro un obitorio di un ospedale vicino a Damasco.
“I ribelli hanno aperto le porte dell’obitorio con le loro mani e ha sido un spettacolo orribile: una quarantina di corpi ammucchiati con segni di terribili torture”, ha detto Mohammed al-Hajj, un combattente delle fazioni ribelli del sud del Paese.
Sednaya è costruito come un labirinto, profondo almeno tre piani, compartimentato con sistemi automatici per le aperture. La routine del carcere era semplice: torture, botte, fame e freddo. Un prigioniero politico ha raccontato: “All’alba facevano irruzione nelle celle e leggevano i nomi di quelli che sarebbero stati giustiziati. Li lasciavano senza cibo né acqua per tre giorni. Portavano il patibolo nella prigione, li giustiziavano e poi mettevano in fila i corpi come sacchi di patate”.
Tra le torture, ci sono anche gli schiavi delle corde rosse. Un agente dell’intelligence dei ribelli venuti da Idlib ha interrogato il panettiere che lavorava nel carcere. “Faceva 15.000 sacchetti di pane. Alcuni li buttavano in una buca nel pavimento profonda 15 metri. Là sotto dovevano esserci le celle segrete di cui parlano tutti, altrimenti perché sprecare il pane?”.
La scorta dei detenuti si chiama “il matatoio umano”, definizione data dall’organizzazione Amnesty International. Gli oppositori, le donne, gli uomini, i bambini sono stati gettati vivi in celle conduceenti a morte senza speranza di salvezza.
I ribelli, dopo la caduta del regime, hanno deciso di scavare alle carte di Sednaya e di trovare le eventuali celle segrete che dovrebbero esserestate create. “Eccolo, è il piano segreto, l’abbiamo raggiunto”, ha gridato la voce fuori dal cortile, sui tetti, nei corridoi. “Sono vivo”. La notizia diventa “li hanno trovati, ci sono prigionieri vivi nei sotterranei e stanno uscendo”. Partono gli spari in aria.
La Siria stessa si trova al cimitero dei vittime del regime di Assad, mentre la familiare della Siria piangono i loro cari scomparsi nel nulla, tra le ruote e le pareti delle celle ancora piene di sangue e feci, sperando in un indizio, una traccia.