Omicron “arrivata” dai topi? Nelle banche dati sono depositate solo 1750 sequenze animali da inizio pandemia. Senza monitoraggio “difficile prepararsi alla gestione di varianti pericolose per l’uomo”
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Omicron “arrivata” dai topi? Nelle banche dati sono depositate solo 1750 sequenze animali da inizio pandemia. Senza monitoraggio “difficile prepararsi alla gestione di varianti pericolose per l’uomo”

Omicron “arrivata” dai topi? Nelle banche dati sono depositate solo 1750 sequenze animali da inizio pandemia. Senza monitoraggio “difficile prepararsi alla gestione di varianti pericolose per l’uomo”

L’ipotesi che la variante Omicron di Sars Cov 2 sia il risultato di un “doppio salto di specie” e che sia arrivata a diventare il virus più contagioso conosciuto da anni dopo un passaggio nei topi riapre ancora una volta il tema dell’importanza del sequenziamento. Uno strumento di monitoraggio e un’arma contro il coronavirus, che scatena Coronavirus 19, che già per quanto riguarda i genomi umani – tranne che per alcuni paesi virtuosi tra cui il Regno Unito – risulta poco utilizzato, ma che è addirittura quasi inesistente negli animali. Un aspetto poco conosciuto di cui parla Paolo Bonilauri, biologo dirigente dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna in un post pubblicato sulla pagina Facebook di Pillole di Ottimismo. Per il ricercatore “lo sforzo di…

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