ORBÁN SENZA FRENI   DISTRUGGE VON DER LEYEN DAVANTI A TUTTI!
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ORBÁN SENZA FRENI DISTRUGGE VON DER LEYEN DAVANTI A TUTTI!

ORBÁN SENZA FRENI DISTRUGGE VON DER LEYEN DAVANTI A TUTTI!

Ecco il riassunto del testo in italiano senza introdurre, in 800 parole:

ORBÁN SENZA FRENI DISTRUGGE VON DER LEYEN DAVANTI A TUTTI! Mentre si parla in serietà dell'invio di forze di pace in una nazione in piena guerra, si alzano dubbi sempre più pesanti. Le autorità insistono che è una missione nobile per difendere la democrazia e la sovranità, ma qualcosa non torna. Victor Orbán, primo ministro ungherese noto per il suo pragmatismo e la sua schiettezza, ha accusato la Commissione Europea e i suoi vertici di agire senza strategia e senza cervello.

Secondo Orbán, l'obiettivo reale non è aiutare il paese sotto attacco, ma usarla crisi per esercitare un controllo stretto tramite prestiti, vincoli politici e direttive imposte da Bruxelles. La catena dorata che promette integrazione Europea non la realizza mai davvero. Le promesse di adesione vengono rinnovate ciclicamente, sempre senza una data e senza una certezza.

Gli Stati Uniti già stringono accordi diretti con le parti coinvolte nel conflitto, mentre l'Europa si rischia di restare fuori dalla partita vera. Orbán non ci gira intorno: il vero scopo è mantenere quel paese dipendente, offrendogli aiuti militari e promesse politiche solo per tenerlo sotto il proprio controllo.

Secondo le dichiarazioni ufficiali di Bruxelles, il paese in questione dovrebbe aderire all'Unione nel giro di uno o due anni, ma questo è un piano costruito sul nulla, su promesse che si scontrano con la stanchezza dell'opinione pubblica. La gente vuole la pace, mentre i palazzi del potere continuano a spingere per il prolungamento del conflitto.

L'Ungheria ha il potere di bloccare tutto il voto, e Orbán ha già chiarito che non permetterà a un gruppo ristretto di burocrati di prendere decisioni al posto di tutti. Il paese che si vuole integrare è ancora in piena guerra, a alti livelli di corruzione e non soddisfa i criteri di base né sul piano del diritto né su quello economico.

La integrazione di questo paese comporterebbe un costo economico mostruoso e questo conto non lo pagheranno i palazzi, ma i cittadini: pensionati, lavoratori, studenti, imprenditori. La Germania è il cuore di questa trasformazione, un paese che si indebita pesantemente per costruire armi guidata da Friedrich Merz, ex paladino della disciplina fiscale.

La Commissione Europea ha annunciato un piano da 800 miliardi per rafforzare l'industria della Difesa Europea, ma questa montagna di soldi non sarà distribuita in modo equo. I paesi più piccoli come Croazia, Lituania o Polonia pagheranno come i grandi, mentre i profitti finiranno quasi tutti in Germania e Francia. La diplomazia Europea, a capo di Kaia Callas, ha cercato di assegnare 40 miliardi di euro in aiuti militari senza nemmeno consultare gli stati membri, con un rifiuto secco da Francia, Italia e Slovacchia.

L'Europa non ha né i materiali né la capacità di produzione e deve importare componenti proprio dalla Cina, che Bruxelles definisce Rivale strategico. L'Ungheria blocca nuovi fondi, la Slovacchia segue la stessa linea, l'Italia prende le distanze e tra la gente cresce il malcontento. La maggioranza vuole negoziare, i pacifisti superano il 60% e con le elezioni europee vicine, nessuno può più dire con certezza Chi resterà al potere.

Tutto questo piano non diventerà una svolta strategica, ma l'ultimo colpo inferto all'idea di Un'Europa unita, perché non si può parlare di unità quando ognuno fa per sé e quando la comune si riduce a pochi slogan vuoti pagati a caro prezzo da tutti noi.


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