Quando Draghi mise in guardia l'Italia e l'Ue sui possibili dazi di Trump: “Ecco cosa fare”
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Quando Draghi mise in guardia l'Italia e l'Ue sui possibili dazi di Trump: “Ecco cosa fare”

Quando Draghi mise in guardia l'Italia e l'Ue sui possibili dazi di Trump: “Ecco cosa fare”

Ecco il testo ridescritto in italiano:

Quando Draghi mise in guardia l'Italia e l'Unione Europea sui possibili dazi di Trump, l'unione Europea ha garantito per decenni ai suoi cittadini pace, prosperità, solidarietà e insieme all'alleato americano sicurezza, sovranità e indipendenza. Questi sono i valori costituenti dell'Unione Europea della nostra Unione Europea. Questi valori sono oggi posti in discussione.

La nostra prosperità già minacciata dalla bassa crescita per molti anni si basava su un ordine delle relazioni internazionali e commerciali oggi sconvolto dalle politiche protezionistiche del nostro maggiore partner. I dazi, le tariffe e altre politiche commerciali che sono state annunciate avranno un forte impatto sulle imprese italiane e europee. Si capiva già che saremmo andati verso una guerra commerciale e l'Europa è più vulnerabile di tutti gli altri, perché noi siamo noi che traiamo il 50% del nostro prodotto dal commercio estero, gli Stati Uniti solo il 26% e la Cina il 32%cano quadro.

Noi non deve accettare passivamente la concorrenza sleale o le azioni di protezionismo. Vogliamo veramente tenere a casa i posti di lavoro, soprattutto in campo energetico. Dobbiamo sempre ricordarci che se vogliamo l'autonomia completa sulla sovranità sul nostro approvvigionamento energetico, la produzione di energia non può venire dal gas e bisogna accelerare sulla decarbonizzazione.

Per quanto riguarda il commercio estero, vediamo che prima con l'amministrazione Biden, nei rapporti con la Cina, la situazione è stata questa: gli investimenti diretti americani in Cina si sono completamente fermati già da diversi anni, mentre i nostri sono continuati a crescere. Questo ci ha creato una situazione in cui ci sono delle fortissime interdipendenze tra l'Europa e la Cina, tra la nostra struttura industriale e quella cinese.

L'atteggiamento dell'amministrazione americana finora è stato quello di lasciarci navigare in questa situazione, milieu che ci si chiedeva di stare attenti che queste interdipendenze non toccassero settori ad alta , settori delicati per la sicurezza e via. Ora, se questo non avviene, dovremo seriamente considerare quale sarà il nostro posizionamento in futuro, perché gli interessi soprattutto di altri paesi sono fortemente integrati con la Cina.

Il reddito degli investimenti diretti della Germania è cresciuto del 50% nel giro di 6-7 anni, gli investimenti diretti in Cina; “Questa è una questione che dovremmo affrontare, ma questa e tutte le altre sono tutte cose che si affrontano insieme”. L'idea di soluzioni bilaterali è quella che vogliono i nemici dell'Unione Europea, ma non sono sicuro che sia quello che fa bene a noi.

C'è un'impressione che gli Stati Uniti siano il nostro maggior partner commerciale, quindi circa il 20% più del 20% del nostro delle nostre esportazioni va negli Stati Uniti. Quindi la costruzione di un muro tariffario come ho l'impressione stia succedendo per forza di cose ci porterà a dirottare queste esportazioni verso altre destinazioni.

Vorrei fare un punto generale di percorso: siamo sicuri che vogliamo mantenere questo gigantesco surplus commerciale con il resto del mondo o piuttosto non è meglio sviluppare la domanda interna, non trascurare le nostre infrastrutture, spendere per la ricerca, per l'innovazione, per il clima.

Nota che non è sempre stato così. Lo squilibrio commerciale si aggrava a partire dalla crisi finanziaria. Noi rispondiamo alla crisi finanziaria del 2010 restringendo le regole di credito bancario più degli Stati Uniti, noi abbiamo contratto i bilanci pubblici, abbiamo sacrificato la spesa pubblica, abbiamo compresso i nostri salari. E questo ha creato una compressione della domanda, allo stesso tempo non abbiamo fatto nulla per aprire il mercato interno e permettere alle nostre imprese di vendere e di estendersi, soprattutto nei servizi.

Tenete presente che i servizi sono il 70% del PIL, quindi è fondamentale aprire e fare un mercato. Noi abbiamo un mercato più o meno unico sui prodotti, ma soprattutto sui servizi è del 110%. Per le piccole imprese innovative nel campo dei servizi più avanzati, più tecnologici è impossibile estendersi, è impossibile crescere in Europa.

C'è un eterogeneità di normative che richiederebbe una filiale con la sua rappresentanza legale. Questo paradossalmente è possibile solo per le grandi imprese, Google, Amazon e così via, mentre le piccole imprese che sono le nostre sono sacrificate. Non abbiamo espanso il mercato interno, quindi neanche da lì. E a quel punto si è creato questo gigantesco surplus che è andato verso il resto del mondo.

Capite e badate bene, nel frattempo stiamo abbiamo continuato a diventare sempre più poveri rispetto agli Stati Uniti che invece non avevano questo surplus. Forse non era la strata giusta quella lì e questo risponde a tante domande. Oggi è venuto il momento di pensare alla crescita interna.


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