Six Feet Under non segue alcuna logica, proprio come la vita
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Six Feet Under non segue alcuna logica, proprio come la vita

Six Feet Under non segue alcuna logica, proprio come la vita

La morte non è anomala.
Tale diventa quando ricoperta di censura, nascosta dal terrore dietro morbide parole senza coraggio.
Quando chiamarla “la fine della vita” ci illude di poterla allontanare, e farci sentire imbattibili mentre sudiamo minuti sprecati dietro lo scudo della nostra retorica, così convinti di rendere mortale un concetto immortale, sempiterno.
È ironico scoprire invece che non c’è nulla di più immortale della morte.

La morte vive, da sempre, in un infinito procedimento di trasformazione universale che non serve certo che venga accettato, così come non serve che ci si impegni ad accettare la vita.
Una logica eraclitea che di logico ha ben poco.

Siamo soltanto alla prima stagione, e Claire si veste da narratore diegetico per presentare al suo pubblico…

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