Strage di Alcamo, la verità dell’antimafia: “Armi, uranio e foto rubate che non finiscono a verbale”
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Strage di Alcamo, la verità dell’antimafia: “Armi, uranio e foto rubate che non finiscono a verbale”

Strage di Alcamo, la verità dell’antimafia: “Armi, uranio e foto rubate che non finiscono a verbale”

C’è una foto che può trascinare a processo una donna per un reato da ergastolo, concorso in strage. Parafrasando il capolavoro di Gadda, il titolo di questa storia sarebbe “Quel pasticciaccio brutto di via Pigna di don Fabrizio”. Solo che qui non siamo all’Esquilino ma nelle campagne di Alcamo, a cavallo tra le provincie di Trapani e Palermo e il contesto non è quello del Ventennio ma il passaggio drammatico tra la Prima e la Seconda Repubblica, fatto di scandali -veri e falsi- e di morti, reali e spaventosi: la stagione della strategia terroristica della mafia corleonese, quella -per intenderci- che vede Matteo Messina Denaro tra gli organizzatori e mandanti.

In via Pigna, ad Alcamo, nel settembre 1993 viene scoperto un arsenale illegale detenuto da due carabinieri. Una…

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