Strage Fidene, Claudio Campiti in aula: “Ho agito per un torto subito”. Nessuna parola di pentimento
Il processo relativo alla strage di Fidene, in cui quattro donne perdono la vita, è arrivato alle ultime battute e Claudio Campiti, l'imputato accusato dell'omicidio, ha deciso di prendere la parola in aula per la sua ultima chance di difendere la sua posizione.
Campiti, che è stato accusato di aver commesso il crimine, ha richiesto alla corte d'Assise di Roma di ascoltare le sue dichiarazioni spontanee, sfogliando un plico di venti fogli scritti a mano. Questa mossa, che potrebbe sembrare inaspettata da parte di un imputato accusato di omicidio, può essere interpretata come un ultima disperata speranza di difesa o, viceversa, come un ulteriore prova della sua insipienza nel riconoscere la sua colpevolezza.
In ogni caso, la decisione di Campiti di prendere la parola in aula è certamente un fatto significativo e potrebbe influire sull'esito del processo. Sebbene sia difficile prevedere come sarà accolto questo nuovo sviluppo, è chiaro che la tensione è altissima tra le parti interessate e che la corte dovrà prendere in considerazione questo nuovo elemento di prova prima di emettere la sua sentenza.
I dettagli delle dichiarazioni di Campiti non sono ancora noti, ma ciò che è certo è che l'imputato ha preso la sua ultima occasione per esplicitare le sue ragioni e giustificazioni, se ce ne sono. Non è chiaro se queste dichiarazioni saranno considerate come prove decisive o solo come un nuovo elemento da prendere in considerazione, ma è certo che la corte dovrà analizzarle attentamente prima di formulare la sua sentenza finale.
In attesa di conoscere i contenuti delle dichiarazioni di Campiti, è impossibile prevedere come andrà a finire il processo. Tutto ciò che è certo è che la storia di questo crimine è tragicamente nota e che la sentenza finale dovrebbe essere espressione di giustizia e di riconoscimento della sofferenza delle famiglie delle vittime.
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